Luoghi

2013-01-14

La repubblica di Filadelfia


Nel giorni 6 e 7 maggio 1870 in un’ampia  zona che abbracciava i comuni di Maida, Cortale, Curinga e Filadelfia e altri centri vicini dei distretti di Nicastro e di Monteleone, scoppiò un moto rivoluzionario con evidenti risvolti bakuninisti. Fu un ultimo sussulto  di protesta contadina e di opposizione al governo piemontese, allo scopo di instaurare la repubblica secondo l’ideale dell’Alleanza repubblicana universale, creata da Giuseppe Mazzini, che aveva trovato una rapida diffusione nell’Italia meridionale e in Calabria.
La rivolta fu organizzata, appunto, da uno di questi comitati, guidato dall’avvocato Giuseppe Giampà, vecchio garibaldino e direttore del giornale d’ispirazione repubblicana “La luce calabra”, sottoposto a numerosi sequestri in quanto pubblicava articoli contro il re e la monarchia. Capo supremo delle forze repubblicane era il figlio di Garibaldi, Ricciotti, il cui ruolo, insieme a quello degli altri intellettuali mazziniani che guidarono il movimento, non fu certamente all’altezza della situazione. La rivolta ebbe come epicentro Filadelfia, con massiccia partecipazione contadina e operaia. Abortì però sul nascere a causa del tempestivo esercito regio (8 maggio) che sparò anche contro gente inerme tra cui i fedeli che rientravano dalla messa mattutina celebrata nella chiesa di San Teodoro. Ci furono dei feriti (tra cui 7 donne) e anche due morti: un muratore di 43 anni, Michele Serraino, e un giovane contadino di 19 anni, Vincenzo Dastoli,. Altri contadini furono arrestati insieme con il Giampà. Anche se fallì sul piano pratico e pur rimanendo circoscritto nella sola zona di svolgimento, il moto repubblicano di Filadelfia contribuì certamente a scuotere la stagnante rassegnazione e a favorire una presa di coscienza del proprio ruolo da parte di operai e contadini. Da questo punto di vista, i tre giorni dell’effimera repubblica di Filadelfia non furono certamente, come sosteneva il generale Sacchi, comandante dell’esercito in Calabria, un semplice episodio di malandrinaggio mascherato da moto insurrezionale politico. L’effetto positivo del moto di Filadelfia si fece sentire negli anni seguenti, quando sul territorio di Filadelfia e dei centri vicini furono fondate diverse Società operaie di mutuo soccorso e alcune testate giornalistiche che dimostrarono l’esigenza, da parte di settori delle classi colte, di inserire la Calabria nell’ampio flusso della nazione italiana moderna che stava nascendo. (tratto da “Scheria” di Vincenzo Villella)



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