Leggende e Tradizioni

2013-01-05

La notte magica dell'Epifania

 


"Gli animali sono creature di Dio e vanno rispettate sempre" andava ripetendo nonno Giuseppe al nipotino che portava il suo stesso nome e che era solito tirare le pietre alle galline che gironzolavo tra i piedi o al cane desideroso di fargli le feste.
E così era un litigare continuo fra l'anziano genitore e il nipotino dispettoso che molestava per un nonnulla le bestie di casa.
"Se non la smetti di comportarti così, un giorno o l'altro ti capiterà male e poi voglio vedere chi ti difenderà!".
Nonno Giuseppe era stato educato da suo padre e da tutti gli altri familiari ad amare gli animali, tanto è vero che egli da bambino aveva sempre avuto uno o due cani, un grosso soriano, ed un fringuello, mentre a casa non mancavano certo galline, oche e perfino una tartaruga.
Il giorno in cui Peppinellu uccise con una pietrata ben assestata il gallo del pollaio che lo aveva guardato con sguardo bieco perché proprio lui, Peppinellu, era il molestatore delle galline, il nonno decise di raccontargli la storia degli animali parlanti.
"Anticamente - cominciò il nonno - anche gli animali avevano il dono della parola, solo che essi non la potevano usare sempre. Avevano la facoltà di farlo una volta all'anno, precisamente la notte dell'Epifania quando la Befana con il suo sacco di doni entrava ed usciva dai camini delle case per portare regali ai bambini buoni.
Quella notte tutti gli animali della Terra uscivano sotto le stelle per parlare con Gesù e raccontargli le peripezie di un intero anno.
Gli raccontavano delle liti fra loro, della prepotenza messa in atto dagli animali più forti; delle aggressioni improvvise subite da qualcuno di loro mentre se ne stava tranquillamente a prendere il sole; della malignità dei serpenti che, nascosti tra le foglie, tendevano l'agguato agli animaletti indifesi senza che questi potessero reagire; mentre i maiali grugnivano lamentandosi del fatto che loro erano i soli a non avere le ali per cui dovevano sguazzare in mezzo alle pozzanghere.
Tutte queste lamentele il Signore le annotava comunque su un grosso quaderno in modo che Egli potesse prendere gli opportuni provvedimenti.
Di solito era benevolo con tutti questa volta però si irritò delle lamentele dei porci e disse loro "Voi mai-ali!!!!" Ma ecco che un coro di proteste si levò da più parti facendo notare a Gesù come più violento del comportamento di alcuni animali fosse quello degli uomini verso tutti gli animali in genere.
Gli uccelli, le volpi, le lepri si lamentavano delle continue trappole tese dall'uomo, i grilli, le coccinelle e le farfalle si lagnavano di essere continuamente molestate, i leoni, le foche e le giraffe erano risentite, invece, per i continui maltrattamenti ricevuti.
Era, insomma, una situazione veramente insostenibile!
Gesù, allarmato per tanta cattiveria che esisteva sulla Terra, si fece così segnalare da ogni animale il nome dell'aggressore.
Fatto sta che in breve tempo il grosso quaderno su cui il Signore trascriveva gli appunti sugli animali si riempì di nomi di uomini.
Egli allora capì che erano più gli uomini cattivi che i buoni, per cui tornato in Paradiso ne parlò con i Consiglieri e San Pietro, che aveva ascoltato tutta la discussione in disparte, intervenne suggerendo di assegnare un premio agli uomini buoni in modo che esso fosse da stimolo per i cattivi, "E come?" chiese Gesù per cui San Pietro disse che la notte dell'Epifania (apparizione dei Magi e dei prodigi) dalle fontane sarebbe sgorgato olio anziché acqua e le fiumane avrebbero portato a valle vino, ma soltanto per gli uomini buoni. Il Signore si disse d'accordo e dopo di allora ogni anno nella notte dell'Epifania, a mezzanotte esatta, gli uomini che non avevano maltrattato gli animali venivano in tal modo premiati".
Finito il racconto nonno Giuseppe ottenne la promessa dal nipote che da quel momento non avrebbe fatto più male neppure ad una mosca. (Leggende silane di S. Basile -1987)


 



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