Artigianato

2012-10-07

L'arte della tessitura

L’arte della tessitura in Calabria ha origini antichissime. Essa appartiene alla storia di ogni famiglia proprio come il telaio, simbolo dell’operosità e della pazienza femminile, diffuso fino a non molto tempo fa in tutte le case. Il telaio ha una grande importanza non solo perché ha perpetuato le antiche tradizioni fino ai giorni nostri ma anche perché costituiva un mezzi di comunicazione efficace. Il telaio, già utilizzato dai Greci, grande e in legno di faggio, posizionato in genere nel piano terra della casa o, più spesso, in camera da letto, svolgeva funzione di aggregazione in quanto intorno ad esso si riunivano le donne, sia giovani che anziane. Nella tessitura si distinguono due filoni: l’arte della seta e la produzione di tessuti ad uso domestico come la lana, il cotone, il lino, la canapa e la ginestra. 
L’arte della seta
L’arte della seta conobbe momenti di grande splendore in Calabria: in molti territori erano diffusi la coltivazione dei gelsi e l’allevamento del baco da seta, dal carattere femminile e familiare, e quindi la tessitura dei preziosi filati. Il primo documento certo sull’arte della seta in Calabria data 1050 è un rogito notarile citato dallo storico francese Andrè Guillou in cui si legge che fra i beni della Curia reggina figura un campo di migliaia di gelsi. Nel 1519 furono pubblicati gli Statuti dell’Arte della seta di Catanzaro in cui …   Si narra che il mistero della bachicoltura fu rivelato in Europa da due monaci basiliani che l’avevano appresa in Cina e anche che il re normanno Ruggero II, tornando da una spedizione ad Atene, avesse portato con sé dei prigionieri esperti nell’arte della seta i quali la insegnarono ai Siciliani. Un grande impulso alla sua diffusione fu data in Sicilia e in Calabria anche dagli ebrei che però, accusati dai Genovesi e dai Lucchesi di monopolizzare sia la produzione che il commercio della seta, ne furono cacciati nel 1511 con ordinanza del re Ferdinando di Spagna. Probabilmente in epoca Normanna proprio dalla Sicilia l’arte della seta si diffuse anche in Calabria e ben presto Catanzaro ne divenne la regina incontrastata per lungo tempo. Nel Settecento, periodo del suo massimo sviluppo, a Catanzaro si contavano ben settemila setaioli e mille telai e si produceva grande quantità di tessuto damascato, così chiamato perché diffuso da Damasco in Siria e lo stesso baco in dialetto catanzarese veniva e viene chiamato “sirico”, ad indicare la provenienza dalla Siria. Per merito dei Normanni e degli Svevi, in particolare dell’imperatore di Svevia Federico II, grande promotore di quest’arte, le produzioni seriche calabresi in particolare varcarono anche i confini nazionali raggiungendo il resto d’Europa. Grazie a questi intensi scambi commerciali, i tessuti in seta calabresi dai motivi orientali si arricchirono di altri disegni ispirati all’arte rinascimentale fiorentina e veneziana e così i velluti e le organze, i broccati e i damaschi catanzaresi invasero le corti e i luoghi più importanti di ogni paese. Nell’Ottocento l’arte della seta in Calabria, sia per i balzelli imposti sulla produzione sia per la concorrenza di altre produzioni, iniziò la sua lunga e inesorabile decadenza.