Leggende e Tradizioni

2012-10-07

Reggio Calabria: la Fata Morgana

 

«Qualche volta lo Stretto di Messina può trasformarsi in un semovente scenario fantastico che oscilla nell’acqua e nell’aria con la stessa vaga irrealtà di fluttuanti figurazioni sommerse, o accade che al culmine della più tersa mattina d’estate, da Reggio, si veda levarsi dall’acqua ferma del mare un’enorme montagna violetta che invade l’orizzonte. Subito, silenziosa e leggera, affiora allora dallo Stretto una meravigliosa città dalle linee irreali, cui si attaccano frammenti di altre non meno incredibili città, mentre palazzi, giardini, colonnati, portici e torri scivolano altissimi da un capo all’altro dell’incredibile palcoscenico, tra verdissime selve e merlati castelli, che ora affondano e ora rimangono a mezz’aria, ora rovinano paurosamente e ora si ricompongono in più bizzarre architetture, mentre avanzano selve popolate da mostri o si schiudono su enormi steli atrocissimi fiori sgargianti in un turbinio di stelle. Questa è la Fata Morgana, aerea e multipla, la più sontuosa, la più inverosimile, ma anche la più rara…».

A sentire «i professori», la Fata Morgana non è altro che un miraggio, ovvero un fenomeno di rifrazione ottica dovuto alla diversa temperatura del mare e dell’aria e, perciò, all’ineguale densità e alla diversa rifrangenza degli strati atmosferici. […]

[Secondo la leggenda] un re barbaro, dopo aver conquistato e devastato con le sue orde tutta la penisola, giunse nei pressi di Reggio ove fu costretto a fermarsi; e, non ancora sazio di sangue e bottino, stava studiando il modo come arrivare sull’altra sponda dello Stretto, quando vide avvicinarglisi una bellissima donna che gli disse: «Quell’isola è mia ed io te la do. Prendila, è a due passi da te». E, all’istante, sull’acqua apparvero, a pochi metri di distanza, case, alberi, palazzi, strade… Esultando il re balzò a cavallo, ordinò all’esercito di seguirlo e si lanciò al galoppo verso il mare, ove affogò insieme a tutti i suoi.

La bellissima donna era, appunto, Morgana, regina delle fate; e da allora si compiace ogni tanto di rinnovare il prodigio, sia per tenere in esercizio i propri poteri, sia per rammentare agli uomini che le apparenze sono, sì, più stupefacenti della realtà, ma anche più insidiose.

 

(Tratto da: Giulio Palange, La regina dai tre seni. Guida alla Calabria magica e leggendaria, Rubbettino, Soveria Mannelli, 1994)