Artigianato

2012-10-07

L'arte della ceramica

Le manifatture in ceramica hanno da sempre caratterizzato la storia dell’uomo, e questo vale anche per la Calabria, dove l’attività artigianale della ceramica ha raggiunto ottimi livelli artistici.
A partire dalla colonizzazione greca del Meridione (VIII-III sec. a. C.) moltissimi artigiani della terra bruzia iniziarono a fare della ceramica un vero e proprio mestiere, producendo vasi, coppe, anfore, calici, giare e tavolette.
Per quanto riguarda la documentazione, purtroppo non ci sono abbastanza fonti storiche da poter ricostruire un percorso completo della storia della ceramica calabrese. Sicuramente la produzione di oggetti di ceramica si diffuse lungo tutto il territorio e subì l’influenza delle varie presenze che, nel corso della storia, popolarono l’Italia meridionale: dai Greci ai Romani, dalla cultura orientale della Sicilia musulmana agli Ebrei, dai Normanni ai Bizantini, tutti ebbero un ruolo nello sviluppo di questa attività così importante.
Con il trascorrere dei secoli si hanno notizie di produzioni più o meno costanti, dislocate in vari punti della Calabria, e ancora oggi esistono alcuni centri che possono vantare una lunga tradizione in questo campo, come (solo per nominarne alcuni) Squillace, Seminara, Gioiosa Jonica, Gerace.
L’argilla utilizzata può essere rossa o bianca, a seconda della presenza di determinate sostanze organiche e minerali; dopo un processo che la porta ad amalgamarsi con l’acqua è pronta per essere impastata e modellata a mano, o al tornio, lo strumento che per eccellenza rappresenta l’attività del figulus, cioè del vasaio.
L’oggetto così realizzato sarà poi essiccato al sole e successivamente cotto al forno; una delle tecniche della produzione della ceramica, l’ingobbiatura, consiste nel ricoprire il manufatto con una sostanza terrosa (l’ingobbio, appunto) che permetterà, dopo la cottura, la colorazione del prodotto.
I prodotti potevano essere destinati all’uso pratico, quindi essere contenitori di olio, vino, o prodotti farmaceutici, o ancora potevano essere utilizzati per la cottura degli alimenti. È da non sottovalutare, inoltre, la funzione magica attribuita a determinati oggetti: è il caso delle bottiglie antropomorfe, a forma di maschera, che venivano poste all’ingresso delle case o sui tetti per allontanare il malocchio e tutelare l’ambiente domestico.
Molto diffusi erano i manufatti a carattere votivo, soprattutto nel caso della produzione medievale, che spesso si rifà al simbolismo cristiano, e anche le ceramiche che celebravano il potere, come quelle commissionate da Alfonso d’Aragona, duca di Calabria.
A seconda del loro utilizzo, dunque, le ceramiche potevano essere estremamente semplici nel loro aspetto, oppure riccamente decorate con effigi e maioliche, con motivi complessi o immagini stilizzate.