Due Sicilie Story

2012-12-07

In ricordo di Salvatore Piccoli, un grande uomo nella sua grande modestia



 

 

di VINCENZO VILLELLA


“La modestia è una delle più amabili doti dell’uomo superiore”. Con questa frase di Alessandro Manzoni mi piace ricordare l’amico Salvatore Piccoli, grande uomo nella sua grande modestia.
Studioso appassionato, ricercatore serio e scrupoloso, innamorato della sua terra di cui si è impegnato con continuità a ricostruire il passato per salvarne la memoria e arginarne la sparizione. Le sue opere storiche, di sicuro spessore scientifico, costituiscono delle testimonianze fondamentali per la storia del territorio del Reventino e i suoi romanzi storici, come La leggenda di Giosafatte brigante di Panettieri e Il soffio del silenzio ne rappresentano gli angoli complementari.
Tutte le ricerche storiche di Salvatore Piccoli, in particolare quella sull’abbazia di Corazzo, sono dei modelli esemplari di storia locale. E mi viene in mente il prof. Gaetano Gingari il quale, definendo grossolana la distinzione tra ricerche condotte da storici accademici e quelle degli studiosi locali, riconosceva che in Calabria non mancano lavori esemplari di storia locale certamente più avanzati dei paralleli lavori generali e che ci sono studiosi estranei al mondo accademico i cui contributi sono validi ed utili, a volte più delle opere accademiche. Questo vale in modo particolare per Salvatore Piccoli che con le sue ricerche è entrato a pieno titolo nella cerchia degli storici locali calabresi. Non storia locale erudita la sua, ma storia locale basata sulla utilizzazione e interpretazione dei documenti col recupero di molte memorie e testimonianze preziose del passato che altrimenti sarebbero svanite per sempre.
“La memoria – ha scritto Z. Bauman - è la sopravvivenza della storia. Nella sua sopravvivenza la storia si reincarna come un’utopia che guida ed è guidata dalle lotte del presente.”
La globalizzazione sta cambiando radicalmente la vita quotidiana anche delle piccole comunità nelle quali la vita e la cultura dipendono sempre più da processi che avvengono in altre parti del territorio e del mondo.
Nella società di oggi, in cui siamo immersi in un flusso culturale globale che veicola non solo informazioni, ma anche rappresentazioni, linguaggi e ideologia, si allenta sempre più il legame comunità-territorio-cultura. In questa società, caratterizzata da sempre più veloci ed inarrestabili processi di cambiamento, la storia rischia di cancellare progressivamente ed inesorabilmente l’identità di paesi e città, le loro abitudini e le loro tradizioni culturali e sociali radicate nel tempo. Tante volte con Salvatore Piccoli, nei convegni, presentazioni di libri ed altri incontri culturali ci siamo chiesti: di fronte alla planetarizzazione culturale, fatta di modelli mediati dall’economia e dal mercato e non radicati in un luogo e in una tradizione, la nostra storia, la storia dei nostri paesi, attraversata da culture diverse che vengono anche da molto lontano, dove trova più la sua identità?
Era cosciente Salvatore che, come in altri paesi e comunità piccole e grandi, anche nel nostro territorio diventa sempre più difficile la ricerca stessa di una continuità di tradizioni che definiscano una memoria storica. Sapeva bene, come tutti noi ricercatori, che una cultura che non produce memoria di sé è morta ancor prima di nascere; che una cultura che non trasmette e non comunica la propria memoria è destinata alla cancellazione storica.
Pertanto, il nostro impegno comune è stato quello di ridare voce, immagine e identità al nostro passato, curando la memoria delle nostre origini per ottenere la consapevolezza del nostro stato e la ragione degli sviluppi futuri del nostro territorio.
Salvatore Piccoli, come ho già detto, ha affiancato alla ricerca storica anche la narrativa con due romanzi storici molto belli. Questi romanzi, al di là del valore letterario, costituiscono anch’essi delle preziose fonti di storia locale. Essi interessano lo storico non soltanto per quello che narrano e perché rappresentano la realtà sociale testimoniando le varie forme dell’immaginario collettivo, ma anche in quanto riflettono gli orientamenti culturali, ideali, politici dell’autore e del suo mondo. Ormai nessuno più nega il valore documentario dei romanzi storici al pari dei resoconti di viaggio, dei resoconti di guerra, dei diari. Si pensi, in particolare, alla letteratura meridionalistica che, oltre a cogliere le caratteristiche della società contadina meridionale, analizzano, dalla parte del Sud, precisi momenti della storia nazionale. Opere come Cristo si è fermato a Eboli di Carlo levi, Le terre del Sacramento di Francesco Jovine, Fontamara di Ignazio Silone, Gente d’Aspromonte di Corrado Alvaro, Conversazioni in Sicilia di Elio Vittorini, L’uva puttanella o Contadini del Sud di Rocco Scotellaro, La rosa nel bicchiere e Via degli ulivi di Franco Costabile (1924-1965) hanno il merito di aver fatto diventare protagonisti e narratori, per la prima volta nella letteratura italiana, i contadini, i cafoni e i pastori.
C’è un preciso rapporto di contributi tra letteratura meridionalistica e storia locale. Anche dalle opere narrative di Salvatore Piccoli vengono messe in luce, forse meglio che dai documenti d’archivio, i problemi storici della questione meridionale, in particolare il triste fenomeno del brigantaggio di cui Piccoli si è dimostrato uno dei più completi conoscitori e dei più obiettivi interpreti.
(dal numero 21/22 2012 di reportage)


Correlazioni
Prodotto
Prodotto
Prodotto
Evento
Apri
Arte e Cultura
Gioacchino da Fiore
Arte e Cultura
Cerenzia e il drago dalle sette teste