Costume e societa'

2015-05-19

Salviamo JURE VETERE nella terra di Gioacchino da Fiore




Per non dimenticare: repetita iuvant.
Vogliamo ritornare a Jure Vetere, a San Giovanni in Fiore, per ricordare la Marcia per la Pace, i Diritti Umani e il Disarmo del 28 maggio dell’anno scorso. Il sito archeologico di Jure Vetere fu il luogo di partenza della Marcia, l’Abbazia Florense quello di arrivo.
“Jure Vetere la Pace la Città. Tre beni comuni” era il titolo di un documento della Marcia, col sottotitolo “La nostra bandiera della pace con i sette colori dell’arcobaleno”.
“Una giornata storica” fu definito quel 28 maggio dal Sindaco Antonio Barile.
Quella Marcia fu organizzata dall’Associazione Florense per lo Sviluppo Creativo col supporto logistico dell’Amministrazione Comunale. Fu una esperienza straordinaria, coronata da un grande successo. Quest’anno, mancate le condizioni per organizzare la seconda edizione della Marcia, vogliamo ritornare a Jure Vetere non solo perché vogliamo ricordare quella esperienza, ma anche perché vogliamo richiamare l’attenzione della Città sulle condizioni in cui versa il sito archeologico da cui la Marcia era partita, e interrogarci sul “che fare”.
Per la partenza della Marcia avevamo scelto Jure Vetere per richiamare il senso ed il valore di quel luogo, considerato “luogo simbolo della spiritualità calabrese e mondiale”, oltre che radice e sorgente della storia della Città di San Giovanni in Fiore. Ripetiamo quanto abbiamo già scritto:
“Il sito archeologico di Jure Vetere è un bene culturale meritevole di salvaguardia, tutela e valorizzazione. Come tale è da considerare un BENE COMUNE.
Ma serve la maturazione della coscienza civica perché servono pressioni dei cittadini attivi sulle istituzioni per l’adozione dei provvedimenti necessari atti a superare l’attuale situazione di degrado e pervenire alla fruizione pubblica di questo bene culturale”.
Per la programmazione della seconda edizione della Marcia avevamo avanzato, all’inizio dell’anno scolastico, delle proposte alle associazioni e alle scuole della Città per lo studio della storia della Città stessa e per educare alla pace anche con lo studio del messaggio di Gioacchino da Fiore.
Una delle Proposte:
“Non si può amare ciò che non si conosce. Il sito archeologico di Jure Vetere dovrebbe essere per le scuole TEMA DI STUDIO, da inserire nei POF, e meta di ‘visite guidate’, con la consulenza di GIOVANNI GRECO, autore de libro Patrimonio artistico di San Giovanni in Fiore, recentemente pubblicato da Publisfera Edizioni”.
Veniva, quindi, proposta l’adozione del sito.
La proposta richiamava il Progetto “La scuola adotta un monumento” che vedeva nelle giovani generazioni “il soggetto privilegiato per l’affermazione di una nuova consapevolezza del bene culturale”.
“Adottare un monumento non significa solo conoscerlo ma anche prenderlo sotto tutela spirituale e dunque sottrarlo all’oblio e al degrado, averne cura, tutelarne la conservazione, diffonderne la conoscenza, promuoverne la valorizzazione”.
La proposta, purtroppo, è caduta incomprensibilmente nel vuoto: non hanno risposto le scuole e non hanno risposto le associazioni. L’insuccesso della proposta è risultato imprevedibile, considerata la rilevante partecipazione delle scuole alla Marcia dell’anno scorso.
Il loro silenzio deve fare riflettere.
Deve fare riflettere anche la crisi dell’Amministrazione Comunale.
Che dire e che fare per Jure Vetere?
Chi tace è complice del suo degrado.
Grideranno le pietre!
Nella ricorrenza dell’anniversario della Prima Marcia, ritornando a Jure Vetere, continueremo a interrogarci, riflettendo sulle condizioni del Sito.
Allargando il nostro orizzonte, rifletteremo anche sull’attualità del messaggio dell’Abate Gioacchino, mentre si combattono tante guerre in varie parti del mondo. Raccoglieremo l’appello di Padre Alex Zanotelli per dire NO al “rigurgito di spirito guerrafondaio nel nostro paese” e di urlare che “la guerra è una follia”.
Dopo la Marcia dello scorso anno abbiamo scritto che le pietre di Jure Vetere parlano e noi dobbiamo capirle. Ora, invece, citando parole del Vangelo sull’ingresso di Gesù a Gerusalemme, diciamo: GRIDERANNO LE PIETRE E NOI DOBBIAMO CAPIRLE!
Quanti sono quelli che vorranno ascoltare il grido delle pietre di Jure Vetere?
Un appello a candidati ed elettori.
Sono imminenti le elezioni amministrative del 31 maggio e vogliamo rivolgerci ai candidati e agli elettori.
Ci sono candidati sensibili al problema “JURE VETERE”?
Questo problema è inserito nei programmi elettorali?
Quale impegno intendono assumere i candidati a Sindaco e i candidati al Consiglio Comunale?
In questa occasione rinnoviamo la proposta già avanzata alla precedente Amministrazione Comunale per l’inserimento nello Statuto del Comune di una specifica norma per il ripudio della guerra e la promozione della cultura della pace, della nonviolenza e dei diritti umani.
E’ in atto una “iniziativa dal basso”, denominata “diplomazia delle città” (“City diplomacy”), con una Campagna per fare sentire la pressione degli Enti Locali sul Governo e sul Parlamento, a sostegno delle procedure avviate dalle Nazioni Unite, nella ricorrenza del Centenario della Prima Guerra Mondiale, per arrivare ad una “Dichiarazione sul Diritto alla Pace quale diritto umano fondamentale delle persone e dei popoli”.
Lo scorso anno la nostra Associazione ha dato la sua adesione alla Campagna ed ha partecipato il 3 luglio alla presentazione al Senato delle firme e delle prime 100 Delibere approvate dagli Enti Locali italiani.
Quali e quanti candidati intendono assumere l’impegno di aderire alla Campagna col votare l’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale di San Giovanni in Fiore per il riconoscimento internazionale del diritto umano alla pace?
Non possiamo ignorare il clima di sfiducia che si avverte in questa campagna elettorale nelle città e nelle Regioni chiamate al voto il 31 maggio. Perdura, aggravata, la crisi della democrazia rappresentativa e del sistema partitocratico. Permangono, aggravati, come dimostra la cronaca quotidiana, i tradizionali vizi della vita politica e amministrativa, il trasformismo e il clientelismo. Rimane il pericolo dell’astensionismo.
Ormai si è rivelata insufficiente la democrazia rappresentativa. Non basta la scelta periodica dei rappresentanti degli elettori, al momento del voto. Non basta l’assunzione di impegni durante la campagna elettorale. Per questo, serve l’inserimento di una norma nello Statuto del Comune, che riconosca il diritto dei cittadini di revocare gli eletti, prima della scadenza del loro mandato, nel caso di inadempimento degli impegni assunti col programma elettorale e di dimostrazione di incapacità e disonestà.
Quali e quanti candidati dichiarano di assumere quest’altro impegno?
“Ognuno deve imparare che ha in mano una parte di potere, e sta a lui usarla bene, nel vantaggio di tutti; deve imparare che non c’è bisogno di ammazzare nessuno, ma che, cooperando o non cooperando, egli ha in mano l’arma del consenso e del dissenso. E questo potere lo ha ognuno, anche i lontani, le donne, i giovanissimi, i deboli, purché siano coraggiosi e si muovano cercando e facendo, senza farsi impressionare da chi li spaventa con il potere invece di persuaderli con la libertà e la giustizia, e l’onestà esemplare dei dirigenti”.
(Dal mensile “Il potere è di tutti”, fondato e diretto da Aldo Capitini, Anno I – N. 1 – gennaio 1964)
“Se quando danno il loro voto, gli uomini avessero davanti agli occhi la morte che li attende, la Grecia non si consumerebbe nella follia della guerra”.
(Euripide, Supplici, 422 a.C.)
La pace si costruisce partendo dalle città.
Ricordiamo le parole del Vangelo.
Oh, se la Città conoscesse quello che giova per la sua pace!
San Giovanni in Fiore, 16 maggio 2015
                                                                                                                                          Raffaello Saffioti
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/pace/NotizieC_1431839357.htm


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